Nell’aprile del 1998 ebbi l’occasione di partecipare a un Congresso dal tema certamente curioso, in un paese certamente particolare: Haiti.
L’argomento in questione era: “Psicosi e vudù”.
Così appresi che anche gli “officianti del culto” (Mambò e Hungan) curavano con psicofarmaci.
In realtà accade che gli haitiani non riconoscono le terapie della medicina ufficiale: solo ciò che è gradito al Loà, lo spirito degli dei vagante, può essere accettato.
Pertanto gli psichiatri di lì devono accordarsi con i loro “sacerdoti” perché siano proprio loro a garantire per la bontà di quei medicamenti, e distribuirli per mano vuduista.
Insomma: non basta curare, si deve anche farlo secondo l’idea culturale corrente.
D’altronde, che penserebbe un haitiano di un intellettuale ebreo newyorchese che si stende sul lettino di uno psicoanalista?
Al di là dell’aneddoto, quello che si vuole significare con “Centro di terapia integrata” è la possibilità di accreditare una eterogeneità di risposte a disturbi e problemi di vario genere, fuori da qualsiasi dogmatismo, con l’unione degli interventi psicologici con quelli somatici, sia pur con riguardo della correttezza e dell’efficacia. |